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Berlusconi e Di Pietro: visioni opposte sul futuro di internet

Folgorato sulla via che dall’EUR porta a a palazzo Grazioli, subito dopo la visita al Polo tecnologico di Poste italiane, Silvio Berlusconi sembra aver improvvisamente appreso dell’esistenza e dell’importanza di Internet.

Reagendo da par suo di fronte a qualcosa che non si può assoggettare, controllare o paralizzare nominando Villari presidente di una commissione di vigilanza, il Premier ha subito rilanciato partorendo “una proposta di regolamentazione” per la Rete da discutere a livello planetario.

Proposta che per ora resta assai generica, ma che Berlusconi promette di portare all’attenzione del prossimo G20 in gennaio, dove interverrà in veste di presidente.

Ora, quasi a voler controbilanciare le assurdità appena riferite e delle quali sicuramente sentiremo ancora molto parlare, ci è sembrato il caso di pubblicare un’intervista con Antonio Di Pietro (IDV) realizzata con la preziosa collaborazione di Intruders.TV Italia e dove l’ex PM, oggi forse il principale avversario politico (se non l’unico) del nostro presidente del Consiglio, afferma concetti opposti alla nuova teoria berlusconiana: Internet è una livella e non vuole regole.

Buona visione.

pol_di_pietro


Via


2 Responses to “Berlusconi e Di Pietro: visioni opposte sul futuro di internet”


  1. dicembre 5, 2008 alle 11:20 am

    Romantica l’associazione della livella, ma piuttosto anacronistica. Credo ci sia un buon motivo se in tempi non sospetti, ovvero nell’aprile del 2002, Van Cerf scriveva l’RFC Internet is for everyone. Non c’erano state ancora torri gemelle, né leggi nazionali che criminalizzavano il peer-to-peer, né i tentativi del governo francese di indurre la comunità europea a prendere posizione a riguardo.

    Berlusconi non è un solitario, direi piuttosto il contrario. I tempi sono maturi, la questione è se il “popolo della rete” è maturo per i tempi..

  2. dicembre 5, 2008 alle 9:47 pm

    Quando leggo queste cose mi viene da guardarle con tenerezza. Internet è terreno di caccia di colossi come Google, Facebook e Microsoft e loro non voglioni interferenze da parte dei governi pena il dirottamento dei finanziamenti delle elezioni. L’Italia è l’ultimo dei paesi che può mettere bocca su un business di dimensioni ciclopiche. La norma è che sono le aziende che controllano con le lobby i giverni e le leggi e mai il contrario. Per mestiere ho incontrato nel mio percorso società pagate per monitorare l’attività del governo e del parlamento e segnalare leggi contrarie a certi interessi.

    Quindi lasciamo perdere le discussioni su cose che il popolino impegnato a sopravvivere non ha mai capito e non ha gli strumenti per capire.


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